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Podcast Episode 2 — The North End

Salve a tutti! Welcome to our second Podcast episode:

Viaggio nel North End

Our first podcast focused on the history of the city of Boston.

This time, we look at the historic neighborhood of the North End, where hundreds of thousands of Italians have gone through over the past century.

After talking about the history and importance of the neighborhood, we spend some time with Jeanne Dasaro, creator of NorthEndStories.com, who explains how the stories she collects through her project help maintain the spirit of the North End.

Enjoy the podcast. And if you are in trouble with Italian listening, read the transcript below.

A presto!

northend

 

TRANSCRIPT

Salve a tutti da Benvenuti a Boston, il podcast del Bostoniano. Il magazine della voce italiana nella capitale del Massachusetts. Dopo la prima puntata pilota… primo lungo speciale di 8 minuti sulla città…In questa puntata un po’ piu’ breve andiamo a parlare del quartiere storico degli italiani a Boston. O meglio di quel North End porto di emigrati da regioni del Sud Italia del secolo scorso, di come partirono con pochi vestiti e tanto cuore, e che fecero tanta fortuna. Andremo poi ad ascoltare la voce di una figlia di terza generazione di quegli emigrati, le cui storie le ha raccolte in un archivio.

Se dovessimo partire dalla storia del North End dovremmo guardare alla Old North Church. La fama che l’ha resa duratura la si deve a quella sera del 18 aprile 1775 quando due lanterne accese apparsero sotto forma di segnale: era il segnale che il patriota Paul Revere fece ai suoi fratelli combattenti e indipendentisti per avvertirli che i soldati britannici avrebbero marciato verso Lexington e Concord sbarcando via mare e non via terra. Questo evento fatale aiutò senz’altro ad accendere la scintilla della rivoluzione americana. Dunque North End come un porto importante di grandi venti di libertà, da sempre, e che sin da allora si è attribuito come ruolo di porta d’accesso, così facile che gli immigrati ebrei, irlandesi e italiani poi, in ordine cronologico, ne fecero casa per le loro opportunità.

Gli italiani infatti giunsero quando il capitalismo industriale stava emergendo, affrontarono condizioni particolarmente difficili d’inserimento a Boston.

Boston in quegli anni era l’unica grande città degli Stati Uniti dove per esempio gli irlandesi rappresentavano la maggioranza della popolazione, essendo influenti anche in campo religioso. Mentre il potere politico ed economico era detenuto dalla parte protestante della città. Nonostante sin dal 1862 la Chiesa di St.Stephan era stata dichiarata dall’Arcivescovo come parrocchia dove gli immigrati italiani potevano professare il loro credo religioso. Anche Rose Fitzgerald Kennedy, madre dei presidenti, nacque nel 1890 al n.4 di Garden Court nel North End, e fu parrocchiana anche della Saint Stephen Church su Hannover st.

L’esposizione geografica di N.E. come finestra sull’oceano rende questo antico quartiere così vitale per l’esperienza dell’italiano tipico, così abituato ai piccoli spazi, tanto che qualche storico ha ironicamente definito la spazio vivibile del vicinato italiano più piccolo di un parcheggio di Disney World.

Le parole di Salvatore DiMasi, primo ItaloAmericano ad essere eletto invece Presidente della Camera dello Stato del Massachusetts, raccontano molto sulla caratteristica tutta italiana di associarsi in piccoli gruppi familiari : “Crescere nel North End ha dato forma ai miei valori. Sono cresciuto durante un periodo quando NE non aveva condomini, eravamo poveri, ma avevamo una ricchezza: la nostra famiglia e i nostri amici e il vicinato. Ho imparato tantissimo dalla comunità, l’etica e il dovere di badarsi l’un l’altro. Se un vicino era malato, ti prendevi cura di lui. Se era fuori per lavoro, portavi del cibo alla sua famiglia.”

Ancora oggi passando per Salem st o per Hannover st si può assistere a chiacchierate in antichi dialetti campani o siciliani.

E ORA un paio di domande al nostro ospite di oggi. Jeanne D’Asaro. Inventrice del sito internet northendstories.com .

Hello Jeanne, thank you for your presence in our podcast today. […]

Agli inizi del secolo scorso, sappiamo che 6 MILIONI di italiani entrarono negli Stati Uniti. Quali storie hai raccolto nel tuo sito internet NORTH END STORIES.com?

Ho intervistato due tipi di famiglie italiane di Boston. Il primo tipo sono persone immigrate da bambini. Arrivati in America alla fine degli anni 50 e 60. Furono sponsorizzati da membri delle famiglie che già vivevano negli Stati Uniti. Il secondo tipo di famiglia, come la mia, è di prima o di seconda generazione. I loro genitori o nonni arrivarono a Boston tra il 1880 e il 1910. Tendenzialmente poveri, vivevano in famiglie multiple in un caseggiato popolare. Sebbene arrivarono in anni differenti, si insediarono sempre nel North End nella comunità italiana, il cui modo di raggrupparsi era simile in molti modi a quello italiano. C’erano piccoli negozietti, chiesette, e comunità di persone dalle loro stesse città della Sicilia, come la mia famiglia che veniva da Sciacca. Nel North End, i siciliani si insediarono lungo North Street, che dista solo 2 isolati dall’oceano e dalle flotte commerciali di pesce.

 

È risaputo che nonostante le oggettive difficoltà ed il clima severo, molti italo americani s’imposero caparbiamente in varie attività. Una fra tante, la storia di John De Ferrari che donò 3 milioni di dollari alla Boston Public Library dopo aver studiato da autodidatta libri di immobiliaristica, business, statistica. Hai qualche esempio da darci dalle interviste e dai video prodotti per il tuo sito northendstories.com ?

Molta gente che ho intervistato, ha raccontato delle difficoltà di trovare un lavoro proprio perché italiani: infatti lungo gli anni 50 erano spesso discriminati, ciò li ha costretti ad arrabattarsi con vari lavori come operai, nelle industrie, cucendo tessuti, caricando frutta nei mercati, facendo i calzolai, i barbieri, o i cuochi. Nick DiCarlo, ha raccontato nel suo primo lavoro a Quincy Market dove caricava frutta nei furgoni per distribuirla in tutta la città.

Quelli che ho intervistato hanno raccontato della loro vicinanza alla comunità. All’epoca, c’erano meno ristoranti nel North End rispetto ad oggi. C’erano invece piccoli negozi di cui la comunità aveva bisogno: panettieri, macellai, caffè, farmacie, ogni cosa di cui uno necessitava, era a distanza a piedi. Lo conferma la storia di Rosalba, arrivata dalla Calabria negli anni 50 da ragazza, dove ha spiegato che il North End era come il suo paesello lasciato in Italia. Ognuno parlava un italiano simile al suo dialetto. Suo padre possedeva un piccolo negozio di alimentari su Salem Street.  E per questo motivo, per lei era come sentirsi a casa e di conoscere tutto il vicinato perché tutti compravano dal negozio di suo padre. Anche oggi, la famiglia di Rosalba continua a lavorare nel settore alimentare, fornendo agli italiani cibo importato dall’Italia

 

 

About Emanuele Capoano

Emanuele is a correspondent for the Tuscan magazine LoSchermo.it and is also a theatrical actor. Before coming to Boston to teach Italian, he was a freelance radio journalist in Florence, Italy.

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